lunedì 28 gennaio 2013

Imbolic e il culto di Brigit



La festività di Imbolic si celebrava all'inizio di febbraio, in alcune tradizioni questa è detta anche Oimelc.
L'importanza di questa festività era quella di annunciare l'arrivo imminente della primavera ed essa assegnava la fine del lungo periodo di tenebre e di gelo che si era aperto con Samain il primo di novembre.
La festività era molto gioiosa e aveva una forte connotazione scaramantica e serviva a scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni.
Imbolic, a differenza delle altre festività all'interno del calendario Celtico, prevedeva un rituale molto intimo e locale. Non erano previsti grandi banchetti e nemmeno sacrifici e il centro dell'attenzione era costituito dal bestiame, le pecore che, in coincidenza di questa ricorrenza iniziavano il periodo di allattamento.
Il rito più importante consisteva nella benedizione delle mandri che venivano fatte passare in mezzo al fuoco dei falò e cosparse di acqua pura prelevata a questo scopo da fonti sacre e magiche ed accuratamente purificata dai Druidi.
Grazie a questa cerimonia, le antiche popolazioni celtiche, pensavano di poter esorcizzare ed allontanare pericoli quali morie ed epidemie non solo animali ma anche per la popolazione stessa.
Venivano eseguiti anche riti propiziatori anche per i prodotti agricoli, in modo tale da scongiurare gli ultimi pericoli dati dal clima instabile per poter evitare possibili cattivi raccolti.
Le cerimonie venivano fatte in nome della Dea Brigit, considerata "donna saggia" per eccellenza, la patrona del fuoco, colei capace di guarire animali e uomini da tutte le malattie.
Il culto della Dea Brigit ( chiamata anche Birghid o Brigh a seconda del luogo) è un culto che trova la sua diffusione sopratutto in Irlanda. 
La chiesa, con l'avvento del Cristianesimo fu molto avversa alla festività di Imbolic ( un po' come tutte le festività legate alla ruota delle stagioni dei celti che vengono conosciute anche come sabba) e cerco di snaturarne spirito e significato. Il calendario Cristiano infatti, il primo di febbraio, festeggia una santa vissuta in Irlanda, fondatrice, secondo la tradizione, dell'abbazia di Kildare, il suo  nome è Brigida.
All'abbazia di Kildare veniva mantenuto perpetuamente acceso in suo onore un fuoco da 19 monache.
Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. 
Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel VI secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
Il primo autore della biografia della santa, il Monaco Cogistosus, la presentò come una fata, dotata di capacità miracolose quali la possibilità di intervenire con le forze della natura, come la Brigit pagana. 
Infatti si verificò una sovrapposizione della Brigit pagana con quella Cristiana, sopratutto tra la popolazione tanto da divenire indistinguibili l'una dall'altra.
La Chiesa giudicò questa identificazione molto pericolosa e decise di trasformare Imbolic nella ricorrenza della Candelora slittandola di un giorno, al 2 febbraio.
La festa della Candelora era celebrata già in oriente nel IV secolo e venne istituita ufficialmente nel 492 da pap Gelasio I e venne diffusa in occidente a partire dal VII. Questa festività celebrava la purificazione della Vergine al tempio, avvenuta quaranta giorni dopo la nascita di Gesù. Secondo la tradizione tale rito è prescritto dalla legge mosaica. Prima del rito, il sacerdote benediceva le candele che simbolicamente sono il la luce portata da Cristo sulla terra, da qui il nome Candelora.
Nonostante i tentativi della Chiesa nei confronti della festività di Brigit, le credenze popolari che traevano origine dalle credenze celtiche sono sopravvissute addirittura fino ai giorni nostri.
Ad esempio fino al secolo scordo, nelle isole britanniche, la sera precedente alla festa di santa Brigida (quella che un tempo era Imbolic) si  pregava per l'arrivo della santa/dea e la si pregava di trascorrere la notte sul gicilio di grano e fieno, allo scopo di potersi garantire la sua protezione. 
Ad un certo punto la Chiesa, probabilmente stufa per l'ambiguità della santa, pensò addirittura di cancellarla dal calendario e la sostituì con San Seciolio Vescovo e Santa Veridiana.

I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese. 


Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte. 

Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. 

Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. 
Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).


Un antico codice irlandese, il Libro di Lismore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone.
Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.

La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.

In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I 
Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:


La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me


In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera. 
Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento.

Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. 

Fonti: 
Il Calderone Magico
I Celti:  Una civiltà europea - edito da Giunti - Autore Elena Percivaldi
Feste Pagane, di Roberto Fattore



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