domenica 22 aprile 2012

L'incontro



Era l'inizio dell'estate e il Giovane Gwylt aveva appena scoperto il suo nome. Si incamminava nel bosco ai confini del regno fatato e, dopo che il sole era tramontato incontrò una creatura luminosa che si prendeva cura del bosco stesso. Incantato la osservò e disse :” e tu chi sei?” la creatura rispose con meraviglia: “ io non sono nessuno, tu non puoi vedermi!”.
Il giovane iniziato all'arte del sapere, con gli occhi ricolmi di gioia e con sete di conoscenza rispose:” è impossibile io ti vedo eccome e tu sei di fronte a me e non puoi negarlo”.
La creatura dispiegò le piccole ali e scintillante guardò il giovane interessata: “ nessuno mai mi aveva visto fino ad ora, nessuno e tu non puoi vedermi è impossibile!!”. Sorrise e si voltò incurante delle attenzioni che Gwylt le mostrava. Poi guardandola disse: ”bene io attenderò che tu te ne faccia una ragione perchè nulla è lasciato al caso”. Passarono i giorni e i due scherzavano e si punzecchiavano continuamente quando lei arresasi disse lui: ”io devo andare a casa, li oltre il confine, il mio lavoro qua è finito per ora, accompagnami”. Fu così che il giovane accompagnò la creatura fino al confine lei lo guardò e disse “questo te lo devo per ringraziarti” e i due si baciarono sotto al cielo stellato.
Il giovane Gwylt tornò indietro e attese ancora nel bosco, il ritorno della fata che ormai gli era entrata nel profondo, molte furono le tentazioni e lui si sentiva in colpa per il solo fatto di essersi avvicinato ad esse, oscure e tenebrose si avvicinavano a lui creature dall'aspetto meraviglioso che in realtà nascondevano l'inganno della Dea per metterlo alla prova. Una notte gli si avvicinò uno splendido cerbiatto che gli chiese da mangiare e lui lo accontentò, lo stesso cerbiatto poi chiese di essere seguito ma Gwylt non lo fece. La notte seguente invece arrivò un pavone che con la sua ruota cercava di trarlo fuori dal bosco, ma Gwylt, seppure attratto dai colori sgargianti della sua ruota continuava ad attendere.
La terza notte la creatura che lo aveva ammaliato tornò nel bosco e gli si avvicinò mentre poco distante il pavone cercava le sue attenzioni. La fata si avvicinò a Gwylt che era perso con lo sguardo sui colori del pavone e, resosi conto della sua vicinanza scattò con lo sguardo verso la giovane e splendente creatura con un sorriso.
“Sei tornata” disse lui. Lei sempre baffarda disse: “ no io non esisto non te lo ricordi e poi cos'è quasta cosa è questa coda di paglia?” osservando il pavone poco distante volare via. Lui scosse la testa negando l'evidenza e disse: ”dunque se non esisti significa che non hai nemmeno un nome?”. La Fata sorridendo disse “ no nessuno mi chiama, perchè non esisto, ma tu potrai chiamarmi Zoe, questo è il mio bosco e la mia casa è la oltre ai confini del regno fatato. Se tu vorrai ti potrò ospitare però sappi che è la strada più lunga”. Meravigliato dalle parole di Zoe lui annuì e rispose “si è quello che desidero, il cammino più lungo non è il più facile ma sarà quello da cui potrò trarre più insegnamenti“. A quel punto però lungo il cammino incontrarono il popolo di Cumnich, un Clan nel quale vi erano Guerrieri, Re Dede, due bardi è la sapiente Sciamana Mina. Con loro si accamparono ma di colpo Gwylt si tramutò in un lupo che con rabbia si avvinghiò sui guerrieri senza ragione alcuna. L'unico essere che riuscì a domarlo con le sue carezze e i suoi canti era Zoe. Che prendendolo per mano ne lesse le profondità e diventò la sua amante per 3 anni 3 mesi e 3 giorni. Ma questa è un altra storia.

in ricordo a Dede e Mina 
Racconto di Guido de Beden tutti i diritti riservati con libertà di poter pubblicare citandone l'autore e il sito di provenienza 
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