giovedì 22 gennaio 2015

A volte ritonano.. forse(?)


Oggi, si proprio oggi. Oggi ho fatto la mia ultima puntata radiofonica alla trasmissione che ha dato vita a www.radiotweetitalia.com . Ho fatto un intervista ed ho coinvolto Angela. Già Luca non ha potuto esserci, sua madre sta male e mi dispiace.
Non so più come scrivere, cerco di scrivere frasi leggere, non troppo prolisse, con le regole che seguo sul sito, sul magazine on-line della Radio. Già cresce a dismisura, le visualizzazioni e anche il lavoro che c'è dietro e sono contento di questo. Proprio oggi durante l'intervista ho maturato un ragionamento. Devo scrivere, me lo riprometto ogni giorno e poi non lo faccio. Ne ho voglia. Eppure non trovo mail il tempo di dare libero sfogo alla mia fantasia.
Sono sempre stato prolifico nei momenti più difficili o comunque di passaggio, probabilmente questo è un ulteriore momento di crescita... oppure è la voglia di scavarsi quel qualcosa che è tuo e solamente tuo. Ok parliamone. In due anni e mezzo ho messo su una cosa incredibile, le soddisfazioni sono tante e uno spazio che era mio ora è di tutti. Quindi perché non sfruttare questo angolo di web da tempo dimenticato ma sempre nel cuore?

Ed eccomi qua io Gwyllt, Guido, Luppolo, uomo dai mille volti, dalle mille ombre e dalle mille idee.

Io a confronto con me stesso... io speriamo che me la cavo (cit.)

martedì 20 agosto 2013

Per amore si muore?

Erano passati anni da quando non vedeva più la fata Zoe e Gwyllt continuava a portarla dentro di se come un fantasma del passato. L'unico modo per incontrarla era il mondo dei sogni ma era tempo ormai che nemmeno nei sogni non incontrava più la guardiana del bosco. Ne aveva fatta di strada il giovane e continuava la sua ricerca tra i mondi antichi e quelli moderni alla ricerca di quella verità che nessuno sa e che nessuno osa smascherare. Una sera pensò al suo passato e a quanto era forte quel legame che mai aveva trovato eguali nel regno di mezzo e i tempi erano maturi per una nuova morte e una nuova rinascita. Le lacrime scendevano dal volto dell'ragazzo e i pensieri andavano a quell'addio e alla vita vissuta giorno per giorno, all'introspezione che lo logorava e alle conquiste sudate con la volontà di creare qualcosa di nuovo che potesse restare per molti. Mai felice veramente e mai innamorato come un tempo meditava e guardava la donna accanto a lui addormentata e felice. Poteva essere lei il suo futuro. Lui a volte se lo domandava. Tutto funzionava con lei. Tutto ardeva nella passione di quel rapporto equilibrato. Ma lui non si sentiva ancora pronto ed era il segreto più grande che portava con se. Forse questo significava morire per amore, dimenticare il passato e sconfiggere la paura per un futuro che poteva essere gioioso.
Dunque Una morte e una rinascita un nuovo inizio come la tradizione più antica vuole ricordare.

martedì 14 maggio 2013

vivere



Introspettivi, pensieri che scorrono così, piccole fotografie di una vita vissuta che non ci appartiene più, rivolti verso la luce, una luce che se troppo forte può accecare, quella luce che ti avvolge e che ti fa stare bene, profumata e carica di vita, del suo segreto e di attimi, ore, millenni. Sono incontri che pochi hanno la fortuna di avere ma che tutti hanno la potenzialità di fare.

A volte li fai quando la vita scorre su un filo, a volte può bastare tanta intenzionalità  unita all'amore con una guida che sappia darti le giuste istruzioni.


A me è capitata morendo e sono stato abbagliato ma non accecato. 

La voglia di restare al di là quando ti capita è addirittura magica, e quando ritorni non ti interessa più nulla se non vivere apprezzando ogni singolo attimo, ogni singola briciola, che essa sia sofferenza, che essa sia felicità, vivere intensamente sempre e comunque.

domenica 10 marzo 2013

Gwyllt e il ritorno



Un giorno Gwyllt, ormai adulto si stava incamminando verso il mare, i suoi occhi segnati dal tempo, la sua cicatrice sul mento coperta da una ormai folta barba brizzolata e il suo sguardo acceso e giovane lo accompagnavano lentamente con il suo bastone di tasso. La pioggia copiosa bagnava i suoi capelli e i suoi vestiti rinfrescando i suoi pensieri.
Gli anni erano passati e il suo lungo cammino lo aveva portato ad incontrare diverse nuove realtà.
Aveva incontrato numerose persone e da ognuna di esse aveva imparato qualcosa.
Aveva imparato che molte volte le proprie sensazioni devono essere ascoltate da subito senza dover forzare nulla. 
Aveva imparato che l'amore è incondizionato e che si possono amare più persone e tutto il creato nello stesso momento e in modi così diversi e così simili.
Aveva imparato che i gesti spesso sono più importanti delle parole.
Aveva imparato che quando intraprendi un cammino c'è sempre chi resta indietro.
Aveva imparato che la vita era un bene prezioso.
Aveva imparato tante cose e  la stanchezza fino ad allora non lo aveva mai fermato.
Gwyllt si sedette ai margini del bosco fatato, vicino al mare, l'odore di salsedine e i rumori del bosco che si risvegliava lo rendevano sereno. Un ultimo respiro,  un ultimo sorriso.
La luce era forte, la calma e la tranquillità lo rendevano felice, i profumi di dolci e di amore e un caloroso abbraccio fatto di un'energia ed un ultimo invito. Gwyllt aveva imparato a fidarsi del cosmo e aveva imparato ad avere fiducia nell'amore... Pronto per una nuova avventura in altri mondi sicuro che nessuno lo avrebbe cercato più, perché di lui non vi era più bisogno.

martedì 26 febbraio 2013

Il potere di Munay


Munay è l'unione di due poteri fondamentali, amore e volontà, questo secondo la tradizione Andina.
Però in questo caso non dobbiamo confondere l'amore classico quello che provi per la persona che ti completa dal punto di vista spirituale e fisico.
Ogni persona, per evolvere, per crescere ha bisogno di riconoscere, comprendere  il proprio potere innato, la caratteristica peculiare e, sviluppata questa, si può pensare di andare avanti nel proprio cammino acquisendo le altre.
Ma perché scrivo questo? Perché sono convinto che il potere dell'amore sia qualcosa di fondamentale, sopratutto di questi tempi.
Siamo ormai abituati in una società basata sull'avere. Se non hai l'ultimo smartphone non sei nessuno, se non segui quel programma TV sei l'ultimo perché non hai argomenti. Ci siamo dimenticati di chi o cosa siamo?
Siamo esseri umani, viviamo di sentimenti, di amore, di volontà e poi di ragione. Quindi perché ci snaturiamo così? Perché ci leghiamo a situazioni e a oggetti? E al denaro?
Penso che la persona più felice sia quella che dona, donare, dobbiamo imparare a farlo.
Dobbiamo imparare che l'amore è il primo dei nostri poteri e grazie ad esso imparare cosa significa donare.
Quando doni hai sempre uno scambio.
La nostra cultura ci insegna che donando moneta avremo qualcosa in cambio.
Imparare a capire che il dono non è solo questo e che lo scambio avviene anche su altri livelli potrebbe essere una chiave di volta per tutti. Donare con amore sempre e riceverai con amore.
A volte anche un farsi da parte è un dono fatto con amore.
Un consiglio spassionato? Affidarsi meno alla ragione e credere di più all'amore camminiamo nel cosmo vivente.

E scusate se è poco.

sabato 23 febbraio 2013

a torto e ragione


E poi viene fuori quel lato di te del quale non comprendi se sia una scelta fatta di petto o dettata dall'istinto, ma si tratta di una scelta. Una scelta in cui speri che chi sta dall'altra parte abbia voglia di lottare come te.
Forse è una scelta egoistica, forse è amore allo stato puro o semplicemente è voglia di scatenare una reazione.
Questa volta però so che così rischio davvero di perdere qualcosa di grande ma, la vita cosa è se non rischio.
Un rischio in cui bisogna imparare, imparare a vivere, ad amare e avere fiducia nell'universo e nel prossimo.
Penso di essere arrivato ad un certo punto della mia vita in cui posso dire che credo nell'amore e ho fiducia nel cosmo. Purtroppo però molte volte le azioni non portano sempre alle reazioni sperate.
Se non è per questa vita sarà per la prossima, c'è lo siamo promessi, è inutile perdere tempo in questa.
Ma ora passando dalla ragione al cuore che non riesce a stare in silenzio posso esprimere un senso di solitudine interiore che non ho mai avuto occasione di incontrare. Non ho mai avuto occasione di incontrare in questa vita qualcosa di così forte, qualcosa di così tremendamente coinvolgente. Ho imparato ad amare davvero e continuerò a farlo.
Il mio addio forse era un arrivederci, avrei voluto solo che non lo accettassi con tanta facilità.


lunedì 28 gennaio 2013

Imbolic e il culto di Brigit



La festività di Imbolic si celebrava all'inizio di febbraio, in alcune tradizioni questa è detta anche Oimelc.
L'importanza di questa festività era quella di annunciare l'arrivo imminente della primavera ed essa assegnava la fine del lungo periodo di tenebre e di gelo che si era aperto con Samain il primo di novembre.
La festività era molto gioiosa e aveva una forte connotazione scaramantica e serviva a scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni.
Imbolic, a differenza delle altre festività all'interno del calendario Celtico, prevedeva un rituale molto intimo e locale. Non erano previsti grandi banchetti e nemmeno sacrifici e il centro dell'attenzione era costituito dal bestiame, le pecore che, in coincidenza di questa ricorrenza iniziavano il periodo di allattamento.
Il rito più importante consisteva nella benedizione delle mandri che venivano fatte passare in mezzo al fuoco dei falò e cosparse di acqua pura prelevata a questo scopo da fonti sacre e magiche ed accuratamente purificata dai Druidi.
Grazie a questa cerimonia, le antiche popolazioni celtiche, pensavano di poter esorcizzare ed allontanare pericoli quali morie ed epidemie non solo animali ma anche per la popolazione stessa.
Venivano eseguiti anche riti propiziatori anche per i prodotti agricoli, in modo tale da scongiurare gli ultimi pericoli dati dal clima instabile per poter evitare possibili cattivi raccolti.
Le cerimonie venivano fatte in nome della Dea Brigit, considerata "donna saggia" per eccellenza, la patrona del fuoco, colei capace di guarire animali e uomini da tutte le malattie.
Il culto della Dea Brigit ( chiamata anche Birghid o Brigh a seconda del luogo) è un culto che trova la sua diffusione sopratutto in Irlanda. 
La chiesa, con l'avvento del Cristianesimo fu molto avversa alla festività di Imbolic ( un po' come tutte le festività legate alla ruota delle stagioni dei celti che vengono conosciute anche come sabba) e cerco di snaturarne spirito e significato. Il calendario Cristiano infatti, il primo di febbraio, festeggia una santa vissuta in Irlanda, fondatrice, secondo la tradizione, dell'abbazia di Kildare, il suo  nome è Brigida.
All'abbazia di Kildare veniva mantenuto perpetuamente acceso in suo onore un fuoco da 19 monache.
Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. 
Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel VI secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
Il primo autore della biografia della santa, il Monaco Cogistosus, la presentò come una fata, dotata di capacità miracolose quali la possibilità di intervenire con le forze della natura, come la Brigit pagana. 
Infatti si verificò una sovrapposizione della Brigit pagana con quella Cristiana, sopratutto tra la popolazione tanto da divenire indistinguibili l'una dall'altra.
La Chiesa giudicò questa identificazione molto pericolosa e decise di trasformare Imbolic nella ricorrenza della Candelora slittandola di un giorno, al 2 febbraio.
La festa della Candelora era celebrata già in oriente nel IV secolo e venne istituita ufficialmente nel 492 da pap Gelasio I e venne diffusa in occidente a partire dal VII. Questa festività celebrava la purificazione della Vergine al tempio, avvenuta quaranta giorni dopo la nascita di Gesù. Secondo la tradizione tale rito è prescritto dalla legge mosaica. Prima del rito, il sacerdote benediceva le candele che simbolicamente sono il la luce portata da Cristo sulla terra, da qui il nome Candelora.
Nonostante i tentativi della Chiesa nei confronti della festività di Brigit, le credenze popolari che traevano origine dalle credenze celtiche sono sopravvissute addirittura fino ai giorni nostri.
Ad esempio fino al secolo scordo, nelle isole britanniche, la sera precedente alla festa di santa Brigida (quella che un tempo era Imbolic) si  pregava per l'arrivo della santa/dea e la si pregava di trascorrere la notte sul gicilio di grano e fieno, allo scopo di potersi garantire la sua protezione. 
Ad un certo punto la Chiesa, probabilmente stufa per l'ambiguità della santa, pensò addirittura di cancellarla dal calendario e la sostituì con San Seciolio Vescovo e Santa Veridiana.

I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese. 


Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte. 

Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. 

Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. 
Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).


Un antico codice irlandese, il Libro di Lismore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone.
Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.

La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.

In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I 
Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:


La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me


In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera. 
Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento.

Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. 

Fonti: 
Il Calderone Magico
I Celti:  Una civiltà europea - edito da Giunti - Autore Elena Percivaldi
Feste Pagane, di Roberto Fattore